Luisa Rota Sperti - Dolomiti patrimonio dell'umanità

LUISA ROTA SPERTI

Dolomiti patrimonio dell'umanitA'


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Percorso dolomitico verso le vette accompagnati dagli alpinisti, nelle valli con le creature delle leggende.
Percorso parallelo con il maschile e femminile che si intrecciano elevandosi verso le cime e scomparendo nel folto dei boschi o tra le rocce. Il bianco e il nero accompagna rigorosamente il dialogo degli uomini con la montagna ed il rapporto delicato tra la morte e l'andare sulla montagna. Il colore penetra teneramente sulle tavole o si condensa nei punti in cui vuol dar splendore; l'animo femminile è colorato.



Pale di San Martino

Luisa Rota Sperti - Georg Winkler

GEORG WINKLER - PALE DI SAN MARTINO

Luisa Rota Sperti - Jendsana

JENDSANA (Cimon de la Pala - Pale di San Martino)



Catinaccio Rosengarten

Luisa Rota Sperti - Tita Piaz

TITA PIAZ - CATINACCIO

Luisa Rota Sperti - Borina

BORINA (Catinaccio Rosengarten)

Luisa Rota Sperti - Sittlieb la Valchiria di Re Laurino

SITTLIEB LA VALCHIRIA DI RE LAURINO (Catinaccio Rosengarten)



Odle

Luisa Rota Sperti - Hans Dülfer

HANS DÜLFER - LE ODLE

Luisa Rota Sperti - La Casciarina di Cuca

LA CASCIARINA DI CUCA (Odle)

Luisa Rota Sperti - La Trude e la Wödla

LA TRUDE E LA WÖDLA (Odle)



Sciliar

Luisa Rota Sperti - Francis Fox Tuckett

FRANCIS FOX TUCKETT - SCILIAR

Luisa Rota Sperti - Le belle Salinghe streghe dello Sciliar

LE BELLE SALINGHE STREGHE DELLO SCILIAR (Sciliar)

Luisa Rota Sperti - Diavoli dello Sciliar - Masticabrodo

DIAVOLI DELLO SCILIAR - MASTICABRODO



Dalle Cattedrali della terra ai sentieri del cielo
(dedicato a Dino Buzzati)

Un défilé di cime. Una sequenza di mondi verticali, disposti come i capitoli di una lunga storia. In primo piano - e non potrebbe che essere così - giganteggiano i monumenti della geologia: guglie, pareti, spigoli e torri del magico universo dei Monti Pallidi, i paesaggi scolpiti e cesellati dalla natura con un lavoro millenario e ciclopico. E poi, molto più recenti, le vicende degli alpinisti che su quel terreno affascinante hanno saputo costruire i loro fantastici giochi. Una saga, la loro, davvero poco comprensibile per chi teme di volgere il capo verso il mondo delle altezze. Costruita a colpi di scalate, di imprese grandi ma anche di realizzazioni più modeste dal punto di vista della tecnica e dell'avventura. Alimentata da sogni infranti, da dialoghi tra l'uomo e la montagna interrotti anzi tempo, prima che potessero giungere a una conclusione sperata. Una lunga parentesi visionaria che, nella mostra, inizia idealmente con la nascita dello scalatore viennese Emil Zsigmondy e termina con la scomparsa di Andrea Oggioni, morto nel luglio del 1961 durante una tragica ritirata dal Pilone Centrale del Frêney, nel gruppo del Monte Bianco. Un secolo, tondo tondo, di scalate e di montagne. Cent'anni che racchiudono straordinari frammenti di vita vissuta tra le crode, in un lungo percorso che attraversa svariati capitoli della vicenda alpinistica e che Luisa Rota Sperti è riuscita a raccontare in un modo assai diverso da un manuale illustrato di storia. Cime, pareti e personaggi, in questa mostra potrebbero vivere in ordine sparso, ciascuno per proprio conto, uniti solo al contesto in cui sono immersi. Ciò che conta, infatti, non è la sequenza dei luoghi e degli eventi narrati, ma la relazione tra le cime e gli uomini che le hanno salite. Le montagne disegnate dall'artista, inoltre, mostrano tratti incredibilmente familiari. Regalano sensazioni curiose, come se uscissero da un puzzle che ha appena svelato una sequenza di immagini ben conosciute ma rimaste a lungo nascoste. E non perché a prima vista - come potrebbe suggerire uno sguardo distratto - assomiglino alle montagne che appaiono sui libri fotografici. Il meccanismo di identificazione scatta - credo - soprattutto perché gli elaborati appartengono all'album immaginario del mondo alpinistico. Ma c'è di più: anche se realizzati con l'aiuto dell'osservazione diretta e con occhio addestrato - anche in senso alpinistico -, i disegni che compongono la mostra offrono all'osservatore particolari e prospettive che difficilmente l'obiettivo di una fotocamera sarebbe in grado di cogliere. Propongono momenti di storia trasmigrati nella leggenda, trasfigurati dal ricordo, elaborati dalla riflessione collettiva. Cioè materiale che appartiene all'archivio della memoria alpinistica e che la mano dell'artista è riuscita a mettere in ordine, selezionare, interpretare e riplasmare in forma inedita, con un'operazione di straordinaria bravura. Un'operazione che ha permesso di ricostruire atmosfere, sfondi e prospettive, ma soprattutto di far rivivere allo spettatore lo sguardo dei protagonisti del passato. Un intervento facile da definire ma assai difficile da realizzare e che consiste nell'eliminare il superfluo, nel far sparire dalla scena gli elementi di disturbo, nel semplificare il messaggio privilegiandone l'essenzialità. In breve, un lavoro teso a suggerire un percorso di lettura che si spinge ben oltre il segno grafico; un sentiero lungo il quale può capitare di sfiorare intuitivamente la vicinanza del mistero. Il vero, grande compito dell'arte. (Roberto Mantovani).

Ai confini del cielo, leggende nelle Dolomiti
(omaggio a Carlo Felice Wolff)

Nel momento in cui avrà raggiunto la sua completezza, sarà accompagnato da un'adeguata presentazione.





Dal video: Tre cavalli e un pezzo di luna. Sinfonia di sassi, segni e sogni.



La mostra comprende:
- Quadri
- Video di 30 minuti "Tre cavalli e un pezzo di luna. Sinfonia di sassi, segni e sogni"
- Libretti, calepini
- Possibile ristampa del catalogo (esaurito) Dalle Cattedrali della Terra ai Sentieri del Cielo con aggiornamento.