Luisa Rota Sperti - Kailãs: Viaggiatori incantati e pellegrini

LUISA ROTA SPERTI

kailÃs: viaggiatori incantati e pellegrini


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Al centro della Terra s'innalza una grande Montagna
Signora delle nevi, maestosa ancorata nel mare, la vetta coronata da nuvole
Pietra di paragone di ogni cosa creata. (Kalidãsa IV° d.C.)

"Tutti i luoghi vivono attraverso la reverenza, e solo attraverso di essa si mantengono vivi... la reverenza è la linfa che alimenta i sassi di un luogo, la sua potenza, la sua carica vitale. Il turista lascia dietro di sé il deserto della dissacrazione, il pellegrino lascia il dono della propria intensità". (J. A. Swan)

Viaggiatori incantati e, contemporaneamente o conseguentemente, pellegrini.
L'opera è un viaggio circolare intorno e verso il cuore, perché l'esistenza tutta può essere paragonata ad un pellegrinaggio: la ricerca del vero profondo Sé. C'è il partire prima, e " ...abbandonare la propria terra è già assolvere a parte del Dharma", l'incantamento poi " ...la meraviglia estatica, inizio della saggezza". Così si dipanano vite straordinarie, assaporando esistenze uniche in un territorio, quello del Tibet, assunto universalmente a pacifico simbolo di due liberazioni: quella interiore, e l'altra dall'invasore cinese.
Non tutti quelli che qui sono raccontati hanno portato i loro passi fisicamente intorno al Kaiãs, c'è, nel ciclo delle tavole disegnate, un gioco di simboli e metafore: il Sacro Monte raggiunto e la ricerca interiore, alla quale ognuno di loro ha anelato. Tornare ai simboli è rivalutare, nel magico, una spiritualità assopita che rimane essenza della vita; queste vite ne sono state colme.
Così per me l'opera è un'importante tappa del "pellegrinaggio artistico", ma anche sintesi di ricordi di piccola viaggiatrice, e amante di montagne che, più di ogni altro soggetto, appaiono nella quasi totalità delle mie opere.
La montagna e i suoi visitatori, sulle tavole sono fissati in un luogo fuori da ogni tempo reale, e così celebrati nella loro intima comunione. Un vento sottile muove appena le bandierine di preghiera presenti in tutte le tavole, e i gesti che hanno contraddistinto i singoli cammini si svelano e li rivelano in questo "tempo sospeso".
Così Heinrich Harrer viene sorpreso a fotografare un già più adulto Dalai Lama, e tutto il gruppo familiare in posa davanti al Potala, col Kailãs sopra, nel cielo come una nuvola, perché nelle leggende è detto che il Monte provenga da un luogo lontano e sia venuto nel Tibet per il bene di tutte le creature, ma che nell'epoca oscura potrebbe di nuovo volare via.

Luisa Rota Sperti - Heinrich Harrer

HEINRICH HARRER (35x51)
Alpinista austriaco, nato nel 1912, nel 1938 fa parte della cordata che scala la parete nord dell'Eiger. Definito allora un "eroico vagabondo" divenne, giunto a Lhasa dopo un'avventurosa fuga, precettore e intimo amico dell'adolescente Dalai Lama. Fu l'ultimo a vivere nel Tibet libero, per 7 anni da tibetano tra i tibetani. Ritorna dopo trent'anni, un viaggio breve, struggente di nostalgia." ... Le vette coperte di ghiaccio che coprono il paese sono rimaste immutate, nessun sistema politico potrà mai distruggere il "trono degli dei". Immutato anche, nelle fredde notti di luna, il grido delle oche selvatiche e delle gru mentre passano sopra Lhasa. Il loro battito di ali suona come "lha gye lo" (gli dei vinceranno)".



Sven Anders Hedin è colto mentre ritrae delle fanciulle: la sua cassetta dei colori da viaggio posata accanto, lo sguardo fiero da esploratore ardente, ammalato, si disse, di quest'estasi dell'avventura totale, eroica.

Luisa Rota Sperti - Sven Anders Hedin

SVEN ANDERS HEDIN (29X51)
Esploratore svedese nato nel 1865 e morto nel 1952. Innamorato delle steppe immense e degli sterminati altipiani, per tre volte tenta di raggiungere la Città proibita. Il contatto col Tibet fece parte delle sue avventure giovanili ricche di entusiasmi e furori. Fu definito l' "ultimo esploratore" a vivere il viaggio come geografia avventurosa, quasi ossessionato dall'ansia della scoperta. Nei suoi libri, oltre al racconto si trovano fotografie, cartine, e soprattutto bellissimi disegni, a matita, ad inchiostro, ad acquarello.



Di fronte ad un Kailãs splendente di nevi, e perfetto nella sua iconografia più usuale, l'accademico Giuseppe Tucci disserta dottamente con un giovane erudito.

Luisa Rota Sperti - Giuseppe Tucci

GIUSEPPE TUCCI (51x51)
E' stato uno dei massimi orientalisti europei (1894-1984) " ... in certi momenti, in alcuni giorni, Tucci sapeva trasformarsi in un essere assolutamente affascinante. Avete mai avuto per compagno un genio? Io sì, e so che cosa vuol dire. E' una delle esperienze più meravigliose che possano capitare nella vita... seguiva con occhi lucidi ed entusiasmo, coi capelli elettrici semiritti sul capo, con ampi gesti da mago, da sciamano i suoi pensieri" (F. Maraini). Ed i suoi pensieri, e le dotte citazioni spaziano, in innumerevoli lingue, in innumerevoli campi. All'accademico Tucci è indubbiamente dovuta, anche se solo attraverso le immagini, la salvezza di una parte importante dell'imponente patrimonio artistico del Tibet.



In una tavola di dimensioni minori Annie Taylor, la "piccola sposa di Dio", indottrina il giovane delicato Pontso

Luisa Rota Sperti - Annie Taylor

ANNIE TAYLOR (22X51)
Una missionaria inglese di circa quarant'anni e di salute cagionevole, da un collegio di signorine per bene alla missione in Cina e in Mongolia. Decide, affascinata dalle popolazioni tibetane, di andare a conquistare per Dio, il Tibet. Nei suoi numerosi tentativi di raggiungere la Città proibita, conosce Pontso, un diciottenne tibetano " ... dal viso dolce, d'angelo preraffaellita" che diventerà cristiano, e suo figlio adottivo. La storia di Annie e Pontso si avvicina a quella della David Neal, ma contrasta sul piano religioso. Coraggiosa e determinata, affronta viaggi disastrosi, le sue tragiche avventure non la condurranno a Lhasa: nel gennaio del 1893 viene fermata ed arrestata. Le ultime notizie su di lei ed il fragile Pontso risalgono alla fine del 1893, quando una lunga fila di soldati inglesi passa il confine, Annie vive a Yatungo, dove ha aperto una piccola attività commerciale.



Mentre nella seguente un cielo oscuro suggerisce la Montagna Sacra: i templi galleggiano alle spalle di un'epica Alexandra David Neal, pellegrina in partenza col figlio, Lama Jongden, per la Città Proibita

Luisa Rota Sperti - Alexandra David Neal

ALEXANDRA DAVID NEAL (51X51)
Viaggiatrice, cantante lirica, romanziera, studiosa, fotografa; una vita assolutamente straordinaria nasce in Francia nel 1868 e muore nel 1969. Fu la prima donna europea ad entrare a Lhasa. Dopo esperienze di vita intense, nel 1911 partì per l'oriente, e lì iniziò la sua epopea. Alexandra non si limitò alla conoscenza intellettuale, ma fu una grande sperimentatrice, allieva di Lama, e Lama lei stessa. Conobbe Jongden, quattordicenne, incarnato, che divenne suo figlio adottivo e l'accompagnò, sempre, nei suoi viaggi esteriori ed interiori. Le avventure di Alexandra, diversamente dalla "passionaria" Annie, sono condotte con fine intelligenza, e senso dell'umorismo. Coltissima, raffinata anche in situazioni estreme che sa trasformare da tragiche in tragicomiche. Nel 1924 è a Lhasa, attraverso un itinerario che nessuno ripeterà più. Innumerevoli le pubblicazioni di studio o romanzate di questa donna straordinaria:"...colei che, centenaria si faceva rinnovare il passaporto, si è concessa il riposo solo accettando di morire".



Ed ancora William Woodville Rockhill, giovane americano romantico, incantato, quasi ossessionato, si disse, dal Tibet: i "rivestimenti guerrieri" coi quali è ritratto contrastano con l'indole mansueta e la benevola pazienza con cui affrontò tempeste, fame, freddo e prigioni: conseguenze della sua passione. E dietro si dipana, su tutti i suoi versanti, sempre Lei, la Montagna:

Questo cuore del Cielo,
Centro della Terra,
Ombelico del Mondo circondato dalle nevi. (Anonimo Tibetano VI° d.C.)

Luisa Rota Sperti - William Woodville Rockhill

WILLIAM WOODVILLE ROCKHILL (29X51)
Americano, nato a Philadelphia nel 1854, soldato, poi in Algeria. A Parigi studia il buddismo tibetano e nasce in lui il desiderio ossessivo di vedere il Tibet. Come altri viaggiatori, nel paese delle nevi, dove gli stranieri sono indesiderati, i suoi viaggi nel 1888 prima, nel 1892 poi, sono tragici: mesi di freddo fra neve e tempeste, mancanza di cibo, ed in fine anche l'arresto e l'ingiunzione a tornare indietro dalla stessa impossibile strada. Rockhill non si lascia abbattere, e la sua indole romantica gli fa apprezzare comunque la tragica esperienza. Non vedrà dunque Lhasa, ma riuscirà con grande gioia a farci arrivare un giovane Lama che gli era stato compagno. Rockhill ritornò in America, fu l'ultimo ambasciatore di Washington alla corte degli Zar.



Lama Anagarika Govinda è ritratto nelle sue vesti di Grande Convertito, in lui primeggiano i lumi dell'intelletto e a lui pare chinarsi la dolce Li Gotami come lo Spirito della Bellezza al Buddha Sâkyamuni.

Luisa Rota Sperti - Lama Anagarika Govinda

LAMA ANAGARIKA GOVINDA (22X51)
Nato nel 1898 fu "un uomo di nazionalità indiana, di ascendenza europea (Germania) e di fede buddista, che appartiene ad un ordine tibetano e crede nella fratellanza dell'uomo": così egli si definiva. Originario delle Ande fu ritenuto una delle massime autorità viventi nel campo della meditazione, Lama Govinda nella sua intensa vita di studioso e di religioso fu filosofo e pensatore, archeologo, ma anche fine poeta e artista. Innamorato del Kailãs, analizzandone, le finissime simbologie ne fu grande cantore. LI GOTAMI, abile copista e raffinata pittrice, lo accompagnò nelle sue mete archeologiche, e spirituali.



All'imperturbabilità del Lama si contrappone uno scanzonato giovane Fosco Maraini che fotografava arte e persone amandole con la stessa intensità. E' appoggiato ad uno stupa traballante: da una parte la Danza dello Scheletro, dall'altra Pema-Chóki Namgyal, principessa che la morte si era presto portata via.
Simboli e suggestioni...

Luisa Rota Sperti - Fosco Maraini

FOSCO MARAINI (35X51)
Antropologo, scalatore, narratore avvincente e straordinario fotografo italiano nato nel 1912 e morto nel 2004. Il suo primo viaggio in Tibet con Giuseppe Tucci è alla base della formazione del suo spirito e del suo alto sviluppo culturale." ...non un fotografo che documentava, ma una macchina fotografica, una Leika, che scattava ciò che il cuore sentiva, ciò che l'anima si chinava con stupore a percepire, a respirare. Un vento mistico che entrava in ogni tuo spazio per confondersi con te e diventare immagine e voce, l'infinito osare delle montagne, le carcasse di un cavallo stremato dall'Himalaya, lo sguardo sorridente di un pastore, la veglia senza tempo di un eremita, le vesti sontuose di un Rimpoche, il vociare di centinaia di piccoli monaci in uno sperduto monastero, lo sguardo inconquistabile della vetta più amata: Pema Chöki, la Principessa..." (S. Dallari).
LAMA APHUR JONGDEN-ALBERT DAVID Monaco tibetano 1899-1955



Allo scalatore Reinhold Messner il privilegio di fondersi col Kailãs. C'è qualcosa di sublime, in fondo, in un alpinista che sceglie di non scalare una montagna. Lo splendido omaggio di Messner è racchiuso in parole semplici:"...quando ho visto il Kailãs ho sentito che quella montagna non bisogna scalarla, deve rimanere intatta in tutta la sua sacralità, un cristallo azzurro che può essere raggiunto solamente attraverso la preghiera e la meditazione."

Luisa Rota Sperti - Reinhold Messner

REINHOLD MESSNER (50X70)



Kailãs: Viaggiatori incantati e pellegrini:

10 tavole di piccolo - medio e grande formato